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Giovanni MARANGONI

Presidente Onorario dell'Istituto e Direttore del Dipartimento di Modellistica, unico depositario del metodo modellistico Marangoni per il taglio e la confezione degli abiti femminili creato dal Prof. Giulio Marangoni.

 

Intervista a Giovanni Marangoni.

Giovanni Marangoni, conosciuto da tutti come Gianni, figlio del Prof. Giulio, il fondatore dell’omonimo istituto di moda, è oggi l’unico depositario del metodo modellistico per il taglio e la confezione degli abiti femminili creato dal padre-pioniere. Da quest’anno è stato nominato Presidente Onorario e Direttore del Dipartimento di Modellistica di MKS Milano Fashion School,  ed ha scelto di condividere con noi alcuni momenti del suo straordinario e inimitabile percorso professionale e personale.

Prof. Marangoni, come ha incominciato il suo percorso?

Ho frequentato l'Istituto Statale d'arte di Firenze, settore tessile e mi sono specializzato nell’area dell’abbigliamento. Naturalmente ho frequentato i corsi dell’istituto di moda di mio padre. Conscio fin dall’inizio che in questo mondo le figure fondamentali erano e sono quelle dell’ideatore del progetto e del realizzatore dello stesso, ho sentito la necessità di avere una visione più ampia e di allargare le mie competenze frequentando anche un corso per diventare perito tessile.

Quanto ha influito l’ambiente familiare nelle sue scelte formative e professionali?

Indubbiamente vivere in un ambiente in cui si respiravano creatività, metodologia e didattica fortemente orientate allo specifico settore dell’abbigliamento mi ha ispirato in modo rilevante, ma mi ha anche permesso di valorizzare al massimo un innato talento che avevo fin da piccolo, quello di una grande manualità. Fondamentale anche il ruolo di mentoring di mio padre che affiancavo nelle aziende in cui faceva consulenza modellistica, grazie al quale ho costruito un bagaglio tecnico e relazionale ricchissimo che, unito ai miei studi, mi ha permesso di accelerare la crescita professionale.

Lei ha avuto la fortuna di vivere in prima persona la nascita del prêt-à-porter in Italia. Ce ne parla?

Nei primi anni ’60 non esisteva la confezione in serie e al suo posto c’erano i sarti, le sartorie, i negozi di tessuti e generalmente le donne cucivano per la loro famiglia. In quel periodo io e mio padre collaboravamo con la grande sarta Biki, nipote del compositore Giacomo Puccini, che con Germana Marucelli e Jole Veneziani sono state le prime firme del “Prêt-à-porter” Made In Italy. E' in quel periodo che "Biki" ha creato la prima boutique italiana in Via Montenapoleone, con l’obiettivo di proporre per la prima volta il prêt-à-porter ovvero abiti pronti da indossare. In quel tempo però le sartorie non possedevano tutte le competenze per proporre questo servizio su larga scala poiché erano abituate a creare i modelli sui manichini che riproducevano le fattezze del singolo cliente ed è proprio in quel momento che è entrato in gioco lo studio pioneristico di mio padre sulla standardizzazione delle fasi di lavoro. Insieme abbiamo studiato a lungo una metodologia che permettesse, accompagnata da una razionalizzazione del processo produttivo, un risultato più consono alle nuove esigenze.

Com’è proseguita la sua esperienza professionale?

Ho lavorato a lungo in tanti svariati progetti e, negli anni ’70 ho iniziato a collaborare con molte aziende importanti nella preparazione di capi prototipo e, tra queste, la Ditta giapponese di confezioni Sanyo alla quale proponevo sia la collezione disegnata sia i capi prototipo. Nel 1971 ho aperto l’Istituto Moda e Abbigliamento Marangoni a Como che ho diretto per più di trent’anni e in seguito ho iniziato a fare consulenze molto specializzate. Recentemente ho collaborato con L'Università Tsinghua di Pechino considerata una delle più prestigiose università cinesi, per realizzare un master all’avanguardia; il mio valore aggiunto è stato di apportare quella che io definisco “cultura rinascimentale”, cioè quel quid creativo, artistico e culturale intrinseco della cultura italiana che, unito alla metodologia e alla capacità tecnica consente di formare professionisti di grande valore.

Cosa la guida nel suo ruolo di Direttore del Dipartimento di Modellistica?

Ho insegnato a lungo in istituzioni importanti e per me è sempre stata un’esperienza piacevolissima. Trasferire la mia esperienza, l’amore profondo per questo lavoro, far vedere concretamente come si fanno le cose, spiegare come si realizzano insegnando una metodologia precisa e supportare gli allievi nella creazione e, più in generale, nel loro percorso di crescita progressiva ha per me il significato di mettere delle basi solide per una generazione futura in grado di creare nuove idee d’avanguardia in armonia con le meravigliose tradizioni della cultura sartoriale italiana. Per quel che riguarda il mio ruolo di Direttore, sono felice di poter guidare una scuola con un chiaro progetto formativo, ben organizzato, che offre importanti occasioni di stage esterni e, in primis, un corpo docente composto di professionisti di grande spessore che operano nel settore e riportano nella scuola quello che oggi il mondo del lavoro richiede davvero.

Che consiglio si sente di dare alle ragazze e ai ragazzi che aspirano a lavorare nel mondo della moda?

Visto dall’esterno questo è un mondo sfavillante e perfetto ma è fondamentale essere consapevoli che oltre all’immagine da favola della sfilata sono necessari metodo, conoscenza e tantissimo, impegnativo lavoro. Attenzione però, il risultato potrà dare delle grandi soddisfazioni!

Progetti, interessi, sogni per il futuro?

Progetti tanti, interessi forse troppi e tra questi il mio amore dal sapore d’infanzia per i giocattoli antichi che, nel corso del tempo, mi ha consentito di costituire una collezione importante dall’indubbio valore storico. La mostra che ho allestito con la mia collezione, ultima in ordine temporale, era intitolata “il gioco della moda”; un percorso espositivo metaforico in cui partendo dalla visione di alcuni manufatti di abbigliamento per bambole, macchine e attrezzature varie per confezione e passando attraverso il metodo per utilizzare le attrezzature e realizzare i manufatti, unito allo studio didattico, era possibile evidenziare il percorso svolto dagli allievi di MKS Milano Fashion School per realizzare i risultati a partire dalla fase progettuale. Da gioco a lavoro, per crescere, diventare grandi e contribuire con passione, conoscenza ed una manualità oggi troppo spesso dimenticata allo sviluppo del settore. Un augurio che riservo a tutti i nostri allievi di oggi e di domani.


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